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Notti Veneziane

Racconti brevi - Short stories

Notti Veneziane

Al chiaror di soffuse luci, s'ode l'accordar di strumenti, che a breve… quando il silenzio s'è fatto grande, ne indurrà l'inizio d'una sinfonia di note, donde violoncelli e delicati flauti,ne inventeranno come per magia.
Movenze d'ombre danzeranno sulle punte ,come fluttuassero nell'aria, ora che occhi e orecchie attenti si lasciano rapire d'allegri andanti sfiorandosi appena, quasi quei corpi fossero vuoti senza alcun peso, issandosi al cielo per poi tornar giù, senza mai, alcun rumore ne vivo, ne sordo, ma… dolcemente scendendo dalle nuvole per tornar a toccar terra con le loro punte, come fossero aiutati da cherubini invisibili agli occhi di chi osserva, intanto che il maestro, rinforza con vigore, le note che invadono l'immenso spazio intorno.
Inchini e bacia mano in segno di galanteria, con movenze teneramente calme, donde brevi sorrisi si rincorron per tutto il palco che codesto luogo, ospitata uno dei più importanti, se non l'unico spettacolo della profonda notte, portando dentro le orecchie, navigando su lunghe barche scure, che… silenziose anch'esse, scivolano al di sotto di ponti millenari, suoni e colori, movimenti e versetti, di quel che nell'immaginario possa far sognare, anche colui che ne smise il fantasticar, per volger la sua attenzione a futili mete.
Che l'opera della notte abbia inizio, mentre tutto tace d'intorno…
Nell'oscura sera, s'ode soltanto il triste canto di sirene che adagiate, per riposar un istante d'un lungo viaggio, su gli approdi di vecchi gusci marciti, cui a stento si mantengon a galla.
Son due o tre, forse quattro o più si dilettano come docili delfini a giocar con spruzzi d'acqua per trascorre quel tempo che li vedrà presto, riprender la via dei grandi mari smeraldini, lasciando dietro se, l'intraveder le loro pinne cui in segno di saluto, percuoto la cresta del mar, issando con fantasia, spumose figure che s'inabissano in pochi attimi, mentre il primo bagliore, preludio d'un sole raggiante, gli si fa incontro, illuminando appena una via stretta e lunga, da perseguir come fosse la più sicura.
Dite o voi cui udiste le mie parole, quale nome dareste a tutto ciò…?
Quale fantasia può offuscar i vostri pensieri più distanti…?
Non v'è nulla di reale, eppur gioite nell'immaginar tali eventi graziosi, donde il vostro sorriso, se deposto sui volti d'ogni uno di voi, ove nel cercar parole compiacenti, lentamente v'allontanate, avvolti dalle vostre mantelle, da codesto luogo magico, per giunger in tempo prima del levarsi del giorno, alle vostre dimore, donde una lanterna posta al di fuori dell'uscio, altro non attende, che d'esser spenta per un giusto riposo, dopo aver sperso la sua tremolante luce, nell'indicarvi la via del ritorno….

Mavè


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