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Nessuno

Racconti brevi - Short stories

Nessuno.

In un mare tanto piatto quanto temibile come la scure del boia, navigava il lady D, un veliero che trasportava duecento schiavi destinati al mercato americano per essere venduti come animali o ancor peggio, come oggetti.
I più fortunati sarebbero morti durante la traversata...
Lo scrittore si accese l'ennesima sigaretta, cercando di rileggere attentamente ciò che aveva scritto, poi alzò lo sguardo verso la finestra che dava sulla strada e socchiuse gli occhi in attesa che l'immagine si trasformasse, nel tentativo di udire un qualche gabbiano o lo sciabordio delle onde sulla fiancata del veliero, ma non successe niente.
Effettivamente non era neanche convinto di ciò che aveva scritto.
Spense la sigaretta, cercando di capire cosa voleva scrivere quindi cercare un punto di partenza: il bandolo della matassa per svolgere l'intero gomitolo.
Rimase stupito dell'affermazione appena fattasi in testa.
In vent'anni di carriera non aveva mai cercato un punto di partenza o di arrivo, anche perché non esisteva.
Ora, invece, diventava fondamentale quasi come la vita, quella stessa vita che lo aveva portato a diventare uno scrittore ricercato e affermato.
I suoi racconti su guerre, schiavi, morti ammazzati, ma sempre a lieto fine che gli aveva fruttato soldi e fama, adesso apparivano ai suoi occhi, vuoti e falsi.
Era forse per questo che non aveva mai avuto un punto di partenza ed una fine?
Sorrise davanti al figlio bianco.
Si alzò dalla sedia e si avvicinò alla libreria dove stavano in bella mostra tutti i libri che aveva scritto.
Li ricordava tutti, uno per uno, e cominciò a ripassarli in rassegna mentalmente; Vietnam, muoiono tutti, alla fine sono tutti felici e contenti, non si sa per cosa, ma lo sono.
Droga; strage di tossici da parte di un pazzo e alla fine, sono tutti felici e contenti, forse per i tossici morti, chi lo sa.
Andò avanti così per un bel pezzo.
Nei suoi libri si era eretto a giudice massimo del bene e del male: lui era Dio. Decideva chi doveva vivere e chi morire, ma l'importante che alla fine, tutti fossero felici e contenti.
Si avvicinò alla finestra e l'aprì.
L'aria frizzante e pungente della sera lo colpì sul viso, facendogli correre un piccolo brivido lungo la schiena.
Ritornò alla libreria e cominciò a lanciare fuori dalla finestra uno per uno, tutti i suoi libri, che nel volo sembravano tanti piccoli pulcini nel tentativo di librarsi in alto nel cielo ma con scarso successo.
Vent'anni di carriera e di falsità ora lasciavano posto al legno scuro di quella libreria che somigliava vagamente, ad uno scheletro.
Lo scrittore tornò a sedersi e guardando le poche frasi scritte, riprese la penna tra le dita e continuò il suo racconto. "quella notte una terribile tempesta si abbatté sul Lady D. Onde alte più di dieci metri colpivano, con la loro furia inarrestabile, il veliero che non resse più di un'ora a quel continuo martellamento.
Il Lady D. si spezzò in due come un guscio di noce ed il mare, lentamente, ingoiava tutto, cose e persone.
Il veliero non fu mai ritrovato e dei trecento uomini tra schiavi ed equipaggio, non si salvò nessuno.
Le preghiere degli schiavi furono evidentemente ascoltate dal mare... così morirono felici e contenti."
Aprì il cassetto della scrivania, tirò fuori la pistola e si sparò un colpo alla tempia.
Dello scrittore, in seguito, si disse che soffriva di crisi depressiva, che i suoi ultimi lavori lasciavano trasparire la stanchezza ed un evidente mancanza di fantasia.
Altri dissero che la scomparsa dello scrittore era una vera tragedia, ma che non bisogna gonfiare la cosa più di quanto già lo fosse.
Il giorno delle esequie, al corteo funebre non una lacrima, non un volto triste, non un viso dispiaciuto.
Dietro al feretro tutti parlavano: chi del tempo, chi di affari, chi addirittura raccontava barzellette spinte.
Nessuna parola sullo scrittore.
Era come se lui non fosse morto, anzi, era come se non fosse mai nato e quindi, quello non era il suo funerale.
Ed infatti non c'era alcun funerale, nessuna bara, nessun morto.
Una tranquilla giornata di domenica, dove la gente si ritrova a parlare dentro i bar o per gli angoli delle strade, raccontandosi false storie e mezze verità, facendo prendersi in giro da chi la raccontava più grossa o verosimile, tanto per non dimenticare mai che si vive ogni giorno a contatto con la falsità.
Dello scrittore, falsario di realtà, nessuno si ricorda più, tanto un altro ha preso il suo posto e la vita prosegue.
Così tutti vissero felici e contenti.

Mavè


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