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La morte

Racconti brevi - Short stories

Morte.


Incontrai la morte seduta su una sedia della mia cucina. Il viso pallido e scarno, aveva qualche cosa di terrificante, come un bosco notturno dove ogni movimento naturale é un rumore sconosciuto. I suoi occhi, posizionati perfettamente in mezzo alle orbite scure ed infossate, assomigliavano a fuochi fatui che scaturiscono dal nulla e ritornano al nulla dopo aver arso l'ultima energia di vita terrena che imprigiona l'anima.
Diversamente da come immaginavo o per lo meno, come mi era stato insegnato a vederla, la morte non aveva affatto quell'aspetto tipicamente da teschio ma, invece, stranamente dolce, quasi colpevole.
Sembrava il volto di un bambino colto in flagrante.
Quando la vidi, ebbi paura che fosse venuta per me, ma un suo solo sguardo bastò a farmi comprendere che era lì per caso. Sarei dovuto morire congelato dalla paura, ed invece mi sentii invadere da un calore sconosciuto e lei, dal canto suo, non fece nulla per intimorirmi, e dopo avermi guardato per rassicurarmi, si mise nella stessa posizione in cui l'avevo trovata entrando nella cucina; con lo sguardo assente e triste.
Cercando di fare meno rumore possibile, mi avvicinai ai fornelli e accesi il fuoco sotto un pentolino che conteneva acqua per il thè.
Per tutto il tempo della bollitura e dell'infusione mi muovevo lentamente, cercando di osservarla meglio e lei non fece nulla per impedirmelo. Sarebbe bastata una sola per tramutare me in pietra sul posto, ed invece niente. Si lasciava osservare da me , come un animale oramai rassegnato a quelle sbarre che lo separano dalla realtà.
Gli misi d'avanti la tazza con il thè. Fu quella la prima volta che il suo sguardo si fermò a lungo sui miei occhi, fissandomi in maniera decisa come solo la morte o i grandi uomini d'affari, sanno fare. Sollevò la sua mano destra e mi invitò a sedermi accanto a lei. Era una mano stranamente forte dalle linee decise.
Sorseggiammo il thè in maniera lenta come solo può fare il tempo che sembri non passare mai, ed in quei momenti sentì la disperazione di chi sa di essere costretto a compiere delle azioni, perchè così deve essere e niente e nessuno può evitarlo.
Attraverso quel silenzio fatto non più di terrore ma di amore, ho conosciuto il pianto e la sofferenza, di chi miete erba a volte fresca, a volte secca.
Amore, odio, passione, solitudine: molteplici sensazioni attanagliavano il mio cuore, stringendolo al punto di ridurlo ad un insignificante granello di sabbia sperduto in mezzo ad un deserto. Conobbi la disperazione più assoluta di un bimbo orfano da poco e l'amore oltre il tempo di amanti, abbattuti come alberi.
Rimaneva l'ultimo sorso di thè, ma la morte non lo bevve. Lentamente si alzò porgendomi la sua mano.
Io la strinsi, credendo di trovarla fredda come il ghiaccio, ma era calda come il tepore di un camino.
Se ne andò, così come era arrivata, lasciandomi in ricordo emozioni mai provate, ed in quel momento sentì una gran pena dentro il cuore.
Il suo grande viaggiare da un capo all'altro del mondo, non le aveva fruttato un solo amico e chiunque avesse tentato di avvicinare per avere un pò di comprensione, calore o magari una tazza di thè, era fuggito, andando a raccontare dopo, come era riuscito a scampare alla morte.
lei, unica grande viaggiatrice solitaria, più sola che mai, con il cuore colmo di tristezza e rimpianti.
Ebbi una gran gioia al pensiero, che almeno per una volta,avevo aiutato colei che incute paura, ma che paura non mi mise.


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