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Guerra

Racconti brevi - Short stories

Guerra

Il Generale d'Armata era presente sul campo di battaglia e da sotto la visiera del suo berretto, guardava con occhio critico le posizioni del nemico e l'imponenza di uomini e mezzi.
Doveva studiare in fretta una tattica astuta per evitare l'avanzata dell'immane forza di soldati a disposizione del suo rivale, che lentamente ingurgitava centimetro dopo centimetro, l'incolmabile distanza che lo separava dal suo obbiettivo finale.
In quel momento, così delicato, il Generale "Blu", sapeva con certezza che anche il Generale "Verde" stava osservando il campo di battaglia.
Durante il primo scontro, le perdita erano state ingenti, sia per l'una che per l'altra parte, e già da qualche minuto non si udiva nulla.
Il silenzio era sceso con il suo mantello di morte per coprire l'intero territorio.
Improvvisamente il Generale "Blu", come se fosse stato colto da una visione, cominciò al urlare ordini ai soldati, per riorganizzare le file.
La minoranza numerica lo costrinse a far scendere in campo anche i feriti…
Un soldato stremato dalla fatica, cadde a terra ma lo stesso generale lo aiutò a rimettersi in piedi, ma dopo qualche secondo, il soldato ricadde a terra; intanto dal fronte nemico si cominciarono a sentire il rumore dei carri che venivano riaccesi, per un'altra avanzata.
Il soldato fu nuovamente aiutato ad rialzarsi, ma le gambe continuavano a non reggerlo.
Infuriato, il generale "Blu" con un calcio gli spezzo le gambe e sguainando la spada, lo decapitò.
Si guardò attorno per vedere l'effetto sortito dalla sua azione e si compiacque, poiché a nessun altro soldato era venuto in mente di cadere al suolo.
Il secondo scontro fu più cruento del primo, i mezzi cingolati camminavano non più sul terreno duro, ma sui corpi dilaniati dai colpi dei carri e dei mortai.
I due Generali si guardarono dritti negli occhi; sembrava che quella guerra, nata per motivi di dominio, si fosse trasformata in un motivo individuale.
Non si trattava più di difendere una patria o un ideale, ma di far valere la presunzione e l'arroganza di due uomini anche se giovani, il cui unico interesse era il comando.
L'egemonia del terrore aveva colpito ancora e a farne le spese, erano quegli stupidi soldatini che venivano mossi da schemi tattici ben congegnati.
Menti spietate che avrebbero potuto sfruttare la loro intelligenza nella ricerca della vita, piuttosto che della sua distruzione.
Soldati fermi, immobili ai loro posti nel vano tentativo di fermare l'avanzata del nemico e allo stesso tempo, fedeli all'incarico-ordine a loro conferitogli dal grande Generale, che osservava l'evolversi della battaglia, comodamente seduto su di una sedia ben lontano dal pericolo vero e proprio.
Sudore e paura, rabbia e bestemmie ma senza fare un passo per fermare quel massacro.
La difesa del proprio territorio si era mutata in rabbia verso altri uomini, l'ideale da perseguire, era diventata vendetta.
Oramai la vita di quelle poche centinaia di soldati, si combatteva su di un tavolo all'interno di una stanza, illuminata solo da una lampadina da 60 watt…
Niente più aiuti, niente più amore, si ora si combatteva senza esclusioni di colpi e tutti i mezzi erano buoni, per prevalere sull'avversario.
Uno scacco dietro l'altro intanto che il re si copriva la fuga, pedoni cadevano su pedoni, in attesa di un altro scacco, magari quello definitivo, quello della totale distruzione.
Alla fine del secondo attacco, il Generale "Verde", rise di gusto.
Certo le perdite erano incalcolabili ma almeno aveva raggiunto il suo scopo: aprire una breccia sul fronte laterale nella difesa del suo nemico.
A questo punto per il Generale "Blu" l'unica cosa ovvia da fare era la resa…
Ma la stupidità umana non conosce frontiere e va oltre i monti della ragione: nessun ostacolo può fermare l'idiozia .
Così il grande Generale "Blu", invece di issare la fatidica bandiera bianca o battersela in ritirata con le sue truppe, salvandole dalla sicura disfatta, ordinò un suicidio di massa: All'attacco!
Ma proprio quando l'attacco distruttivi finale stava per aver luogo, i due Generali udirono un a voce che li chiamava.
Si alzarono di scatto dalle loro postazioni e, prima con lo sguardo poi con i loro corpi, corsero in direzione della voce gettando di lato i loro berretti…
In tv stava per cominciare il loro cartone animato preferito.
Un'altra dose di violenza stava per essere iniettata nelle loro fertili menti, come un veleno privo di antidoto, pronto ad entrare in circolo e scaricarsi sui loro piccoli soldatini di plastica…


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